Il dramma dell'Albania nel racconto del delegato apostolico mons. Leone G.B. Nigris (1938-1944)
Anesti Naci
  Gli anni fra il 1939 e il 1945 sono forse i più importanti della storia dell’ancora giovane Stato indipendente albanese. Allo stesso tempo, però, si tratta anche del periodo più complicato e controverso per quanto concerne l’interpretazione storiografica,…Leggi di più

 

Gli anni fra il 1939 e il 1945 sono forse i più importanti della storia dell’ancora giovane Stato indipendente albanese. Allo stesso tempo, però, si tratta anche del periodo più complicato e controverso per quanto concerne l’interpretazione storiografica, che risente della rigida collocazione politica delle varie prospettive analitiche. Se in Albania il regime comunista ha irrigidito ideologicamente la storiografia sulle tematiche marxiste, nel cosiddetto mondo libero occidentale e italiano, perlomeno durante la guerra fredda, l’interpretazione data su quel periodo di storia albanese non è stata meno scevra da pregiudizi e condizionamenti. Macchiate in qualche modo da necessità ideologiche ma, non di rado, anche dall’esigenza di sganciarsi dalle proprie colpe, sono risultate sia una certa storiografia – quella che ha preceduto la nuova ricerca storica prodotta da quando l’Albania è balzata agli onori della cronaca italiana – sia soprattutto le memorie di chi ha vissuto in prima persona da protagonista quegli anni. Anni in cui, tra il 1938 e il 1945, si trova in Albania un osservatore d’eccezione: il Delegato apostolico della Santa Sede, mons. Leone Giovanni Battista Nigris, testimone, suo malgrado, del passaggio di consegne del potere in Albania da una dittatura monarco-balcanica a quella fascista e nazista e poi a quella del “potere popolare” rappresentato dai partigiani comunisti. Sarà il regime comunista a mettere fine alla sua esperienza, espellendolo dal territorio nazionale per liberarsi di uno scomodo osservatore esterno, mentre avviava la sua ondata di «pulizia» dell’elemento «collaborazionista», «nemico del popolo» e «reazionario», tra cui risultava elemento centrale proprio il clero cattolico insieme alle élite economiche e alla classe feudale.

Questo libro porta alla luce, per la prima volta nella sua integrità, la relazione che al termine della guerra Nigris redige per i propri superiori in Vaticano, intitolata: Cenni sulle vicende dell’Albania dal 1938 al 1944. Si tratta di un testo dattiloscritto conservato nell’archivio della Biblioteca P. Bertolla del Seminario arcivescovile di Udine, fondo Nigris (in fase di riordino), che va considerato con ogni probabilità la copia privata, realizzata (o fatta realizzare) dall’autore e contenente minime correzioni a lapis, della versione ufficiale ora custodita in Vaticano. La versione ufficiale dei Cenni sulle vicende dell’Albania dal 1938 al 1944 si trova in: Archivio Apostolico Vaticano, Archivio Storico della Segreteria di Stato, Sezione per i Rapporti con gli Stati (ASRS), [fondo] Affari Ecclesiastici Straordinari (AA.EE.SS.), [pontificato] Pio XII, parte I (1939-1948), [serie] Albania, [posizione] 57, [protocollo] 2567/45. Il testo privato, qui pubblicato, è da considerarsi con molta probabilità la stesura precedente la versione ufficiale. Il testo vaticano non è mai stato pubblicato ed è stato oggetto di scarse attenzioni da parte degli studiosi.

Il testo di Nigris costituisce una fonte straordinaria per la storia dell’Albania, ma soprattutto per quella d’Italia, e in particolare per ogni indagine che inquadri quella parte del paese (uomini di regime, funzionari, ecclesiastici, affaristi) che partecipò attivamente alla vita dell’Albania a partire dall’invasione del 7 aprile 1939 fino ai drammatici momenti successivi all’8 settembre 1943.

L’approccio critico del curatore del volume nei confronti di questi Cenni sulle vicende dell’Albania dal 1938 al 1944, di mons. Leone Nigris, è stato quello di integrare la pubblicazione con un ricco apparato di note, nelle quali hanno trovato posto tutte le informazioni e gli approfondimenti necessari a rendere il testo fruibile come un saggio storico a sé, accessibile a un pubblico più vasto rispetto a quello specialistico, che probabilmente apprezzerà l’opera di Nigris soprattutto in quanto documento e fonte di informazioni altrimenti non facilmente disponibili.

Hanno richiesto un’attenzione particolare i toponimi e i nomi di persona, che sono stati chiariti e corretti in nota ogni volta che nel testo siano citati in una forma tale da renderli non immediatamente identificabili. In tutti gli altri casi, che sono la maggioranza, per non appesantire la lettura si sono mantenute senza ulteriore commento le grafie impiegate nel dattiloscritto, anche quando non corrispondono a quelle oggi in uso in Albania: accade, per esempio, che non siano segnati gli accenti, le cediglie oppure la dieresi su e per indicare la vocale intermedia ë. In ogni caso, le corrispondenze tra le forme impiegate dall’autore e quelle dell’albanese corrente saranno registrate nell’indice dei luoghi e dei nomi. Gli interventi sul testo si sono limitati allo stretto indispensabile. Si è proceduto soprattutto a modernizzare e omologare alcune scelte particolari dell’autore.

 

Anesti Naci è nato a Valona e vive in Italia dal 1998. Ha conseguito la laurea in Lettere e il titolo di Dottore di ricerca in Storia presso l’Università degli Studi di Udine. Al centro dei suoi interessi sono le vicende culturali e politiche dell’Albania del Novecento, con particolare attenzione alle tematiche dell’ateismo di Stato e della religione, dell’identità e del carattere nazionale albanesi. È autore di articoli e saggi e della monografia: L’Immagine dell’Italia e degli italiani nell’Albania comunista, in corso di pubblicazione.

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Tra l'Italia e l'Illirico. Per la storia dell'odierna area slovena nella tarda antichità
Rajko Bratož
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Il volume Tra l'Italia e l'Illirico costituisce il primo tentativo di ricostruzione della storia dell'odierna area slovena nella tarda antichità. Tre sono i filoni di ricerca proposti dall'autore. Il primo presenta la storia regionale delle province – di cui era parte l'area presa in esame – dalla proclamazione degli imperatori militari nella seconda metà del III secolo, alle vicende del IV secolo e fino al declino e alla caduta dell’Impero Romano d'Occidente nell'ultimo quarto del V secolo. Il secondo filone tematico riguarda la storia delle cosiddette popolazioni barbare, che dal tardo IV secolo in poi influenzarono in modo considerevole le condizioni di vita della tarda antichità. Mentre i Goti Occidentali poterono esercitare in modo significativo la loro influenza su quest'area soltanto per tre decenni (all'incirca dal 380 al 410) e la presenza degli Unni rimase circoscritta in relazione della loro spedizione in Italia (452), tracce più consistenti sono documentate dalla presenza cinquantennale dei Goti Orientali, da quella ventennale dei Longobardi e sul finire del VI secolo dai primi insediamenti degli Slavi. Il terzo filone tratta della storia del cristianesimo e in particolare dell'organizzazione ecclesiastica dal tardo III ai primi del VII secolo, con il ruolo oltremodo importante di Aquileia. Lo studio si avvale non solo di numerose fonti letterarie e materiali, ma presenta anche una parte rilevante della letteratura scientifica.Chiudi
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