Remo Cacitti

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Remo Cacitti, carnico, si è laureato in Storia delle origini cristiane all’Università Cattolica di Milano per poi collaborare, dal 1974 alla cattedra di Storia del cristianesimo presso l’Università degli studi della stessa città ove in seguito ha tenuto gli insegnamenti di Storia del cristianesimo antico e di Letteratura cristiana antica. Le sue ricerche si sono incentrate sull’incidenza della prospettiva escatologica nell’ambito della vita delle primitive comunità cristiane: essa infatti ha contribuito alla formazione di una prassi ecclesiale e di una elaborazione teologica che hanno trovato la più alta espressione nella manifestazione martirologica – da cui è scaturito per altro il genere letterario dell’agiografia – e nel perseguimento del radicalismo evangelico testimoniato dalla parenesi delle chiese dell’Africa romana. Questo percorso ha intersecato la storia di una identità cristiana polarmente oppositiva all’ordinamento religioso, sociale e politico del saeculum e, nel momento in cui si stipula un autentico concordato tra il Regno di Cristo e l’Impero romano, ha potuto osservare la permanenza dell’originario dualismo di stampo giudeocristiano in personalità, movimenti e chiese sempre più contestati ed emarginati anche con la forza militare. L’indagine si è dunque prevalentemente concentrata su questi cristianesimi minori e sconfitti, valutando le ragioni di coloro che ormai erano considerati eretici. Nel giovanile entusiasmo per il perseguimento della figura di un “intellettuale organico”, Cacitti ha ritenuto ineludibile il suo impegno nella realtà friulana provocata dal terremoto del 1976: il suo impegno per la difesa del patrimonio culturale nella catastrofe è stato vissuto come un semplice dovere dello storico dell’antichità che tiene tuttavia fermi i suoi piedi nella società contemporanea. Si è trattato dell’esercizio di un metodo storico-critico applicabile anche al recupero, al restauro e alla valorizzazione di un patrimonio culturale che, solidarmente alla tutela e all’uso della lingua friulana, esprimeva il carattere di una Nazione che ci si prefiggeva di poter armonicamente inserire nelle strutture dello Stato. La ricomposizione del centro storico di Venzone può ben rappresentare l’emblema di questa realizzazione culturale poiché fondata sui valori di una progettualità utopica.